Una sola distrazione e il Toro non è matato!
Autore Emanuele Urzì 30 Ottobre 2006 in L'editoriale.
L’esultanza della panchina del Catania dopo il rigore segnato da Spinesi
Il tour de force caratterizzato da tre partite in 8 giorni, e per di più tutte lontano da casa, ci restituisce una Catania in salute e con cinque punti in più in classifica. Nessun dramma, quindi, dopo il pareggio subito a cinque minuti dalla fine su una situazione di calcio piazzato che alla fine risulta essere anche l’unica distrazione sofferta dalla squadra nell’arco dei 90 minuti.
Per spiegare oggettivamente il pareggio dobbiamo però aggiungere alla distrazione difensiva l’ingenuità di Mascara, reo di aver lasciato i suoi compagni in inferiorità numerica per tutta la seconda frazione di gioco. Il fantasista di Caltagirone ha commesso un fallo molto simile a quello di Ezio Brevi qualche settimana fa in Siena-Roma, e di questi tempi, con le nuove discutibilissime regole che l’International Board della Fifa ha imposto, gli arbitri non ci pensano su due volte ad estrarre il cartellino rosso. Questo Mascara lo sa, come sapeva benissimo della regola sull’esultanza nel derby col Messina; sin quando queste regole non saranno cambiate, è necessario dunque che i giocatori prestino il doppio della loro attenzione e concentrazione: nei contrasti aerei, lo sappiamo tutti che la maggior parte delle volte non si salta per fare male all’avversario; teniamo allora i gomiti bassi per evitare ogni equivoco!Detto questo, è chiaro che, dopo un primo tempo di assoluto dominio territoriale del Catania, che legittimava così il vantaggio maturato grazie ad un rigore generosamente assegnato dall’arbitro Ciampi di Roma per un pestino di Cioffi su Caserta e magistralmente trasformato dal bomber Spinesi (alla sua 27esima marcatura con la maglia rossoazzurra), la formazione di Marino avrebbe sofferto la prevedibile reazione dei granata, forti dell’uomo in più. E così il secondo tempo è diventato l’occasione per ammirare in una circostanza anomala la tenuta e l’organizzazione di gioco del collettivo etneo, impreziosito da un Caserta a tutto campo e dall’innesto di Corona, provvidenziale nel far salire la squadra con le sue ormai abituali giocate a protezione del pallone. Il tutto fino a quell’isolata distrazione di cui parlavamo: calcio di punizione affidato a Gallo, pallone nel mezzo e da dietro ecco spuntare Franceschini che, dimenticato proprio da Re Giorgio, tutto solo, al volo di piatto infila l’incolpevole Pantanelli, per un pareggio che forse riesce a salvare ancora per un po’ la panchina di Zaccheroni. Marino, che aveva deciso di schierare lo stesso undici per la terza partita di fila, smaltita la delusione, sa invece di poter contare su uomini che lo seguono e lo rispettano, tutti stretti attorno ad un progetto di gioco e di movimento. Avanti così, all’orizzonte c’è un’altra sorta di derby dello Stretto: sabato sera al Granillo ci attende la Reggina di Walter Mazzarri.





