E adesso Lotito, il moralizzatore, esoneri Rossi o taccia per sempre
Autore opinionista 26 Ottobre 2007 in Altre notizie.
Partiamo da un punto. Alla prima giornata di campionato il tecnico del Catania Baldini rifilò un gran calcione al suo collega del Parma, mister Di Carlo. Gesto impulsivo e – a dire dello stesso Baldini – verbalmente provocato, ma, certamente, deprecabile, ingiustificato e ingiustificabile. Per tale episodio il tecnico toscano venne squalificato fino al 30 settembre e dovette, giustamente, chiedere pubblicamente scusa. Ma non fini lì. Molte voci si levarono (tra tutte, quella del Baudo nazionale), in nome dell’etica sportiva, per chiedere le dimissioni di Baldini o, in alternativa, il suo esonero da parte del presidente Pulvirenti. Quest’ultimo, fortunatamente, non agì con altrettanta impulsività e, pur non risparmiando una tiratina d’orecchie a Baldini, lo lasciò al suo posto.
Facciamo un passo avanti. Il 9 ottobre 2007, secondo quanto riferito da www.repubblica.it, l’allenatore della Lazio Delio Rossi viene deferito dal Procuratore Federale della Federcalcio alla Commissione Disciplinare per violazione dell’art. 1 del codice di giustizia sportiva. In particolare, si legge nel comunicato della FIGC: “per aver tentato, senza esito di indurre nel corso di una conversazione telefonica il presidente della Lazio Claudio Lotito ad assumere iniziative nei confronti dei dirigenti del Lecce tese ad influenzare la prestazione tecnica della squadra in vista della partita del 30 aprile 2006 del campionato 2005-2006“. Per lo stesso episodio, ma a titolo di responsabilità oggettiva, viene deferita anche la Lazio. Il diretto interessato si difende e, indignato, replica affermando che trattasi di un grande equivoco, atteso che nella conversazione telefonica incriminata si parlò esclusivamente di affari di mercato tra la Lazio e il Lecce (relativamente, nello specifico, alla posizione del giocatore Ledesma).
Ebbene, oggi arriva lo scoop di Repubblica, che mette in rete l’audio originale della suddetta conversazione. Audio che – se è vero che le parole hanno un senso – smentisce clamorosamente la linea difensiva di Delio Rossi. Il tecnico laziale, infatti, rivolto al suo Presidente, dice: “Noi dobbiamo intavolare delle trattative con il Lecce perché abbiamo bisogno che vengano abbastanza ammorbiditi qua a giocare“. Il Presidente risponde: “Lo chiamo io coso, sia lui il presidente che l’amministratore delegato… gli dico se vengono giù. Ma allora secondo lei… ce la fanno a recuperare?“. E Rossi: “A salvarsi? No, non ce la fanno… Però io li ho allenati, sono una buona squadra, se decidono di giocare ti possono creare dei problemi. E quindi se vengono già rassegnati è meglio. Perlomeno se intavoliamo una trattativa, quindi vedono che possono fare degli affari, non dovrebbero venire con il dente
avvelenato“. Lotito: “E certo… No, ma adesso chiamo, Carlo ha già parlato con Regalia. Voglio capire che cosa vogliono fare con questi giocatori, soprattutto Ledesma“. Recita un noto brocardo latino “in claris non fit interpretatio”. Come dire, quando il significato delle parole è reso evidente dalla loro portata letterale, non si può cercare il pelo nell’uovo! E qui, caro Signor Delio Rossi, il significato è del tutto evidente: le presunte trattative di mercato tra Lazio e Lecce non erano fini a se stesse, bensì dovevano servire ad “ammorbidire” il Lecce in vista dell’imminente partita con la Lazio!
Sarà la giustizia sportiva a delineare gli esatti contorni della vicenda e, soprattutto, a ricavarne le dovute conseguenze sanzionatorie. Ma, sul piano dell’etica, caro Presidente Lotito, non è già possibile trarre delle conclusioni sull’operato del proprio tecnico? E l’Italia del calcio – quella stessa Italia che si è indignata per il “gesto rurale” di Baldini - non dovrebbe ora pretendere l’allontanamento di un tesserato che ha dimostrato di non agire secondo i principi di lealtà sportiva? Ci poniamo il dubbio anche in relazione al fatto che, da qualche tempo, il Presidente Lotito si è guadagnato la fama di “moralizzatore” del calcio. Sentite, a tal riguardo, cosa Lotito dice di se stesso nel corso di un’intervista rilasciata a F. Persilli nel giugno di quest’anno (pubblicata in www.iniziativa.it): “Ho preso una società contro tutti, non c’era nulla. Ho acquistato 9 giocatori in un giorno. Oggi la Lazio è un fiore all’occhiello per il calcio italiano. Un modello. Perché abbiamo impostato un progetto che ha al centro la riscoperta dei valori autentici del mondo dello sport. Perché abbiamo un bilancio sano. Siamo stati i primi ad aver introdotto il salary-cap e a puntare su calciatori giovani. Tutto ciò che abbiamo promesso, abbiamo mantenuto. Ho dimostrato con i fatti di portare avanti moralizzazione e correttezza gestionale.” Se così è, coerenza imporrebbe adesso a Lotito di continuare nella sua presunta opera di pulizia del calcio allontanando dal proprio club chi tanto pulito non ha mostrato di essere. In caso contrario, non sarebbe azzardato sospettare che quella del “moralizzatore” sia soltanto una bella etichetta della quale il buon Lotito si è fin qui furbescamente servito sul piano comunicativo. Del resto, leggendo le risposte date dal presidente biancoceleste al tecnico Rossi emerge più di un dubbio: se è vero, infatti, che in generale l’atteggiamento di Lotito è abbastanza evasivo, lo è anche il fatto che la sua risposta alla richiesta di intercessione nei confronti della dirigenza leccese è positiva (“Certo…adesso chiamo”). Che poi alla disponibilità verbale non siano seguiti i fatti è tutta un’altra storia.






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